DOC

Che cos'è il Disturbo Ossessivo Compulsivo

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Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) è una malattia psichiatrica eterogenea, spesso cronica e di gravità elevata, che colpisce milioni di persone in tutto il mondo di ogni genere, età, nazionalità, etnia, razza, religione e status socio-economico. Questo disturbo è caratterizzato da pensieri, immagini o impulsi ricorrenti, intrusivi e disagevoli (ossessioni) e/o atti mentali o manifesti ripetitivi non necessari e controproducenti (compulsioni, rituali o comportamenti neutralizzanti) eseguiti per ridurre o eliminare l’ansia o il disagio emotivo causati da questi pensieri ossessivi e per prevenire eventuali conseguenze temute, percepite come altamente dannose (American Psychiatric Association – APA, 2013). Può causare un disagio significativo non solo alle persone che ne soffrono, ma anche alle loro famiglie e ai loro partner e può portare a livelli elevati di disabilità e compromissione della qualità della vita.

 Il DOC è associato a un’elevata necessità di cure sanitarie (Simon, Ormel, VonKorff e Barlow, 1995), e a importanti costi economici e sociali (a causa dell’incapacità della persona di funzionare pienamente all’interno della società, NCCMH 2006). Solo negli Stati Uniti il costo di questo disturbo è stimato in circa 8 miliardi di dollari l’anno. Uno studio dell’Epidemiological Catchment Area (ECA, Karno et al., 1988) ha rilevato che circa il 36% dei pazienti con DOC ha difficoltà lavorative e in media le persone che ne soffrono perdono fino a tre anni di stipendio nel corso della loro vita a causa della malattia. Circa il 25% dei pazienti con disturbo ossessivo-compulsivo lamenta problemi nelle relazioni coniugali e le persone affette da questo disturbo hanno meno probabilità di sposarsi rispetto alle persone senza problemi ossessivi (Goodman, 1999).

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Epidemiologia

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This disorder has a lifetime prevalence of approximately 2–3% of the population worldwide (Weissman et al., 1994;  Karno et al., 1991; Robins et al., 1984; Okasha, 2003; Ruscio, Stein, Chiu, & Kessler, 2010),  or approximately 1 in 40 adults have OCD, more than 60 million people worldwide. It has been estimated that about 3.3-5 million people in the U.S. and approximately 750,000 people in the U.K. are living with OCD at any one time. Furthermore, over one quarter of adults experience obsessions or compulsions at some time in their lives.
OCD is the fourth most common psychiatric disorder, following major depression, social phobia, and substance use disorders, (Germer, Siegel & Fulton, 2005; Robins et al., 1984; Rasmussen & Eisen, 1992; 1994), and the World Health Organization has ranked OCD as the tenth leading cause of disability in the world for individuals between 15 and 44 years of age (World Health Organization, 1996; Murray and Lopez, 1996, Bobes et al., 2001).

 Sebbene molte persone siano affette da DOC, molti nascondono i loro sintomi: alcuni sono riluttanti a parlare dei loro sintomi a causa della paura, dell’imbarazzo e della vergogna di essere etichettati, mentre altri non sanno che la loro condizione costituisce una patologia psichiatrica conclamata. Pertanto, il DOC è molto probabilmente sotto-diagnosticato e sotto-trattato. La ricerca epidemiologica stima che più della metà dei pazienti con DOC (54,9%) negli Stati Uniti non riceve alcun trattamento; in tutto il mondo la cifra sale al 59,5% (Kohn, Saxena, Levav, et al., 2004). Secondo Black (1974), solo il 31-38% dei pazienti cerca un trattamento durante il primo anno di insorgenza del disturbo e molti altri lo fanno solo dopo circa 20 anni di convivenza con il disturbo. La quantità media di tempo che passa dalla prima esperienza dei sintomi dei pazienti al momento in cui cercano un aiuto professionale è in media di 7,5 anni e in uno studio tale periodo arrivava fino a 17 anni (Hollander, Greenwald, Neville et al, 1996). Questo potrebbe essere una delle cause del decorso cronico del disturbo. 

Torres et al. (2007), in una indagine sulle malattie psichiatriche in Inghilterra, hanno dimostrato che la maggior parte delle persone con DOC non era in trattamento (Goodwin, Koenen, Hellman, et al., 2002) e meno del 10% era stato visto da un professionista della salute mentale nell’anno precedente all’intervista. 

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 l DOC di solito insorge più precocemente nei maschi rispetto alle femmine, di solito con un inizio graduale (American Psychiatric Association, 2013), e l’età media di esordio (il momento in cui si presentano i sintomi o diventano invalidanti) è 21 anni per gli uomini e 24 per le donne (Burke, Burke, Regier e Rae, 1990; Lensi et al., 1996; Minichiello, Baer, ​​Jenike e Holland, 1990), sebbene l’età di esordio copra una vasta gamma di età. Nel 60-70% dei casi, l’esordio avviene prima dei 25 anni, nel 15% prima dei 10 anni e nel restante 15% dopo i 35 anni (Rasmussen e Tsuang, 1984, 1986; Thyer, 1985). Può, tuttavia, essere difficile confrontare i dati relativi all’età di esordio di diversi studi poiché vi è disparità nelle definizioni di queste due parole: età e insorgenza. Alcuni autori considerano l’età di esordio come il momento in cui i sintomi compaiono per la prima volta, mentre altri quando i sintomi hanno iniziato a causare una sofferenza alla persona, cioè quando questi sintomi soddisfano i criteri del Manuale Diagnostico DSM per i disturbi psichiatrici. Questo è un punto rilevante dal momento che molte persone con DOC riportano la presenza di sintomi subclinici per molti anni prima che diventino abbastanza gravi da causare disagio e/o da motivare la ricerca di un trattamento.

Il disturbo ossessivo-compulsivo è in rapporto quasi uguale tra uomini e donne, con un numero leggermente maggiore di donne con diagnosi di DOC rispetto agli uomini. È interessante notare che il DOC nell’infanzia è più comune nei maschi e il rapporto tra i generi non cambia a favore delle donne fino all’età adulta.

Aspetti fenomenologici e clinici

Le ossessioni sono pensieri, immagini, scene o impulsi ricorrenti, persistenti e indesiderati che una persona sperimenta come intrusivi e inappropriati. Provocano ansia, disagio o altre emozioni negative, di conseguenza spingono la persona a cercare di sbarazzarsene o neutralizzarli eseguendo una compulsione o un rituale. 

 Ad esempio, una persona afflitta dal dubbio di non aver spento le luci cerca di eliminare il dubbio controllandole ripetutamente per assicurarsi che siano spente. Le ossessioni cliniche sono spesso rappresentate da pensieri che esprimono un dubbio, un’ipotesi o un’inferenza (ad es. “Forse non ho chiuso a chiave la porta”; “Forse ho dimenticato di spegnere la luce”; “Potrei essere sporco”; “Potrei aver causato un incidente”, ecc.), cioè eventi o condizioni che sono considerate dalla persona molto negative o gravi. 

In termini di frequenza, i temi più comuni delle ossessioni sono quelli riguardanti: 

 Le compulsioni sono comportamenti ripetitivi o rituali che l’individuo si sente obbligato a svolgere ripetutamente. Lo scopo di questi comportamenti è prevenire o ridurre l’angoscia causata dalle proprie ossessioni o prevenire, neutralizzare, contrastare le ossessioni o farle scomparire. In altre parole, le compulsioni aiutano a ridurre la percezione di un individuo di essere o essere stato responsabile di un ipotetico danno a sé stesso o agli altri e a far sentire la persona più “a proprio agio” o di aver fatto la cosa giusta. Ad esempio, le persone con ossessioni di contaminazione possono ridurre il disagio che provano lavando le mani numerose volte fino a quando la loro pelle diventa rugosa o ruvida; le persone con paure ossessive degli intrusi possono controllare e ricontrollare ripetutamente le serrature; le persone che sperimentano pensieri blasfemi involontari potrebbero trovare sollievo alla loro angoscia contando all’indietro da 100 a 10 ogni volta che hanno uno di questi pensieri. In alcuni casi, gli individui eseguono rigorosi rituali secondo regole che hanno sviluppato in modo autonomo e secondo una logica personale, senza riuscire spesso a spiegare perché stiano facendo ciò che stanno facendo. 

Le compulsioni possono essere manifeste, quando sono osservabili da altri (ad esempio, lavaggio, controllo), o nascoste, quando sono azioni mentali non osservabili dall’esterno (ad esempio, contare silenziosamente o ripetutamente parole, frasi o preghiere nella propria mente).

Le tipiche compulsioni includono:

Compulsions are repetitive behaviors or rituals

La maggior parte delle persone con DOC presenta ossessioni e compulsioni, ma alcune persone possono avere solo le une o le altre. Generalmente, le ossessioni e le compulsioni causano angoscia e sofferenza, e di conseguenza tolgono tempo ad altre cose, interferendo in misura diversa con le normali attività sociali, lavorative e affettive. Livelli elevati di stress tendono a peggiorare o a riattivare i sintomi. 

Ci sono altri comportamenti che sono tipici delle persone affette da DOC e che non possono essere definiti come compulsioni, ma che sono inclusi nella categoria generale dei “comportamenti protettivi” (un termine usato nella letteratura della terapia cognitivo comportamentale per riferirsi a qualsiasi azione che mira a prevenire catastrofi temute e a ridurre i danni temuti; Salkovskis, 1985) e possono causare disagio significativo, determinano un forte dispendio di tempo e tendono a rinforzare e mantenere il disturbo. Alcuni di questi comportamenti sono:

Tutti questi comportamenti sono eccessivi e non connessi realisticamente alla prevenzione o neutralizzazione degli eventi temuti; normalmente offrono solo un sollievo temporaneo dal disagio e quando le ossessioni ricompaiono, solitamente ritornano più intense. Inoltre, i rituali stessi spesso finiscono per determinare un forte disagio: man mano che diventano più esigenti e richiedono sempre più tempo, rafforzano l’ossessione, creando infine un circolo vizioso di sintomi ossessivi.

Quando viene diagnosticato il DOC?

Adattato e tradotto, con autorizzazione, da: Didonna, F. (2019). Mindfulness-Based Cognitive Therapy for Obsessive Compulsive Disorder. New York: Guilford Press